IL TEMPO ETERNO DI UN UMANESINO SENZA FRONTIERE


I dipinti e le gouaches (1998-1999) con cui Edo Murtić conclude il secolo che lo ha visto nascere (1921) parlano da soli. Essi sono sufficienti a se stessi ed eternamente presenti, perché ci parlano del tempo. Del tempo di Murtić, che e’ il tempo del gesto, della rapidita’ con cui egli interviene e si inscrive nello spazio pittorico, della sua forza d’impatto nel distribuire l’energia e la luce sulla superficie della carta o della tela. Il tempo di Murtić e’ il tempo del radicamento dell’individuo nel suo stile espressivo, un tempo che ha poco o nulla da condividere con quello della geografia o della storia, malgrado il personale impegno dell’artista nella resistenza antinazista e malgrado il suo appassionato interesse nei confronti del destino politico del proprio paese. Il tempo della storia e’ un tempo che l’uomo subisce anche laddove si illude di costruirlo. Ma il tempo della propria opera Edo Murtić lo ha scelto, costruito e consolidato. Questa scelta e’ stata assunta sotto la spinta di un istinto superiore: l’energia cosmica, nervo motorio della sensibilita’, madre di tutti i linguaggi e di tutte le istanze espressive, sensibilita’ attiva incarnata nel gesto pittorico.

Nel secondo dopoguerra l’avvento della libera pittura gestuale ha segnato il ritorno del secolo alla propria modernita’. L’Action Painting newyorchese ha conosciuto gli accenti gotici della gestualita’ di un Franz Kline prima ancora di culminare nel drip di Polloch. L’Informel parigino incarnato da Hartung o da Mathieu ha esaltato l’impatto energetico della "forma-non forma". Nel periodo decisivo degli anni Cinquanta, Edo Murtić ha assunto su di sé la grande causa della liberta’ dell’improvvisazione del gesto pittorico. Questa lotta per l’affermazione della sua personalita’ attraverso il suo stile l’ha combattuta da solo, a partire dalla sua Croazia. Nel periodo "tra il Tachismo e l’Action Painting", tra il 1956 e il 1964, egli ha raggiunto la pienezza del linguaggio della modernita’ degli anni Cinquanta appropriandosi delle sue prospettive e dei suoi riferimenti, nella sua produzione artistica come nelle sue esposizioni, nel suo paese come all’estero. Egli e’ presente ovunque trionfi la modernita’ dell’Astrazione lirica e nel solo 1958 partecipa alle tre piu’ importanti rassegne d’arte contemporanea: la Biennale di Venezia, il Carnegie di Pittsburg e Documenta di Kassel.

L’impegno totale assunto da Edo Murtić per condurre all’affermazione la liberta del gesto pittorico non ha mai reciso il suo profondo radicamento alla Croazia, ambito di sintesi balcanico-mediterranee che si concretizzano nell’aridita’ della roccia, nelle acque scure del mare, nella radiosita’ del sole che sale allo zenith. Se il fulgore dell’Astrazione lirica avesse occupato una volta per tutte il tempo del suo immaginario, Murtić sarebbe rimasto cio’ che era all’inizio del suo percorso artistico, ovvero un pittore paesaggista solare, via via sempre piu’ orfico e piu’ matissiano. Del resto questa tentazione fa capolino innumerevoli volte nella sua opera. Egli ha saputo trasporre magistralmente la forza irradiante della luce mediterranea nel colore, o per meglio dire in una strategia emotiva del colore fondata su una flessibilissima dialettica tra gli a’-plat neri o blu notte e l’irrompente traccia degli ocra, dei rossi e dei gialli. Le opere recenti testimoniano la maestria da lui raggiunta nel trattamento emotivo del colore, la stessa che rende Murtić un grande colorista del Lirismo astratto. Ma la sconfinata energia emotiva fa spesso di Murtić anche il regista drammatico di una calligrafia luminosa. L’impeto gestuale inscrive la traccia colorata sul fondo dello spazio tenebroso. Il colore che regge il movimento della luce svolge un ruolo essenziale nel repertorio espressivo dell’artista poiché coagula, teatralizzandola, la materia pittorica. Non a caso Murtić ha firmato molte scenografie e decorazioni teatrali. Ma cio’ che nel nuovo millennio appare piu’ evidente e’ la dimensione scenica del cromatismo che domina il lirismo astratto di Murtić e che invece in Hartung o in Vedova figura esclusivamente come valore ausiliario. Questa presenza sovrana nella propria liberta d’inscrizione traduce la potenza di un legame che aggancia la pittura alla natura profonda del suo contesto mediterraneo. Ed e’ questo il fattore organico di un ottimismo e di una sensuale vitalita’ capaci di resistere a qualunque assalto d’angoscia esistenziale scatenato d’istinto. Nell’immaginario fantasmagorico di questo artista d’oggi la sovrana presenza del colore dimostra con assoluta evidenza quanto Murtić si senta a proprio agio nel suo stile, in quella pittura gestuale che gli consente di esprimere con immediatezza e spontaneita’ l’intera gamma delle pulsioni che animano la coscienza di un essere sensibile e responsabile, immerso nel caos odierno. Perché dipingere, per Edo Murtić, significa vivere piu’ intensamente le dolorose contraddizioni che affliggono il mondo d’oggi. La storia recente ha voluto che il pittore croato vivesse in prima linea le contraddizioni del caos. La sua testimonianza potra’ pertanto apparire un grido d’allarme, ma apparira’ altresi’ come un favoloso messaggio di speranza nei valori umanistici che stanno a fondamento della civilta’ occidentale. Nell’ora della Bosnia e del Kosovo la pittura dell’artista croato riceve tutto il proprio senso e ci aiuta a vivere meglio, cosi’ come un tempo aveva fatto quella di Picasso, dapprima, magistralmente, con Guernica, e in seguito con i Massacri in Corea. Ecco perché, oggi, nel Duemila, Edo Murtić appare ai nostri occhi cio’ che e’: un pittore croato del XX secolo, o meglio, un protagonista del vitalismo gestuale sulla scena internazionale. E il tempo di Murtić ci appare anch’esso nella sua verita’ globale. E’ il tempo dell’uomo, il tempo eterno di un Umanesimo senza frontiere.

Pierre Restany
Milano, febbraio 2000